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VIAGGIARE SULLA ALASKA ROUTE 11

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600 CHILOMETRI NELLA TERRA PIÙ FREDDA DEL NORDAMERICA, DOVE UN CAMIONISTA PUÒ CONTARE SOLO SU SE STESSO O SUI COLLEGHI CHE VIAGGIANO… OLTRE LA FRONTIERA DEL GELO

l suo nome completo è James Dalton Highway ma per tutti i valorosi che non si fanno spaventare dai disagi e che la attraversano è semplicemente “la Dalton”.
Un numero infernale di chilometri (666, il numero del diavolo, non a caso!) in mezzo alle distese di ghiaccio dell’Alaska, estremo nord de- gli Stati Uniti, tra pendenze del 12%, muri di neve in inverno e onde di fango nella “buona stagione”.
La Dalton non si percorre per svago o per turismo. Nata per garantire il collegamento lungo l’oleodotto Trans Alaska Pipeline, questa strada si è modellata intorno a chi le ha
regalato fati- ca e lavoro. A partire dai camionisti.

TERRA DI TEMERARI… E CAMIONISTI
L’Alaska Route 11 (altro nome con cui è conosciuta) è la strada più isolata del Nordamerica. Lungo il suo percorso si trovano solo tre comunità, dove vivono coraggiosi
che non si fanno spaventare dai disagi e non temono la solitudine.
Da queste parti infatti, non c’è connessione internet e la telefonia mobile non arriva. I collegamenti con il mondo esterno avvengono ancora in modo fisico, quasi sempre grazie ai mezzi pesanti. Persino il nome dei tre paesi che popolano la Dalton è tutto un programma: c’è Coldfoot, letteralmente “piede freddo”, che conta solo 13 abitanti,
seguito da Wiseman (“uomo furbo” come deve essere chi voglia sopravvivere a questa strada) e Deadhorse, ovvero “Cavallo morto”, rispettivamente con 21 e 25 residenti. Wiseman è stata fondata dai minatori che hanno scavato l’oleodotto, Coldfoot era solo una piazzola di sosta, finché un uomo chiamato Dick Mackey non ha trasformato un vecchio autobus in un camion-ristorante, per sfamare gli autotrasportatori che transitano ogni giorno. Intorno a questo chiosco, si è poi sviluppato un villaggio a misura di camionista, in cerca di aiuto, compagnia o di qualcosa da mettere sotto i denti.

UN UOMO SOLO AL VOLANTE
Anche se isolata, la Dalton, è molto trafficata. Ogni giorno la percorrono molti autisti di camion, da un minimo di 160 in estate a un massimo di 250 in inverno, quando c’è più lavoro. Ogni autista deve seguire un protocollo speciale.
Prima di tutto, deve avere a bordo una ricetrasmittente, unico mezzo con cui lanciare l’allarme in caso di guasto meccanico o di incidente. Poi, deve avere un set aggiuntivo di pneumatici di riserva. Capita spesso, infatti, di bucare le gomme non una, ma due volte, perché, per lunghi tratti, la strada non è asfaltata. I fari vanno tenuti accesi notte e giorno e, quando piove, può essere necessario guadare fiumi d’acqua. Ostacoli da superare contando solo sulle proprie forze, perché essere raggiunti dai soccorsi è difficile e spesso impossibile. Per ogni camionista che sfida questa lingua di ghiaccio, il punto più critico è al chilometro 203. Si tratta della famigerata curva “Oh shit” (che da noi verrebbe chiamata la curva “porco cane!”) che obbliga a una lunghissima e brusca manovra a sinistra e per di più in salita con una pendenza del 10%.

COME I VECCHI PIONIERI
Tutto il percorso della Dalton non manca di sollecitazioni per il camionista, sia per la particolarità dei luoghi che tocca che per i rischi che comporta. Racconta di un’America scomparsa, dove lo spirito dei pionieri è ancora vivo e la frontiera è un traguardo da conquistare metro per metro. Partendo da Livengood (sei famiglie, 13 case in tutto) si supera il fiume Yukon, il corso d’acqua reso leggendario dai cercatori d’oro, che lo scandagliavano in cerca di fortuna. Tra loro, c’era anche il più famoso dei miliardari, Paperon dei Paperoni. Cento chilometri dopo, si può fare un’esperienza fuori dal comune: oltrepassare il Circolo Polare Artico.
Giunti al km 217 si incrocia la strada per l’aeroporto di Prospect Creek. Un luogo selvaggio, dove ha sede la stazione meteo che ha registrato la temperatura più fredda nella storia degli Stati Uniti, sessantadue gradi centigradi sotto lo zero
(62,2. per la precisione). Dopo il bivio per Wiseman, si apre la sezione d’alta quota, ribattezzata North Slope, che tocca il suo apice nel passo di Atigun con il quale i conducenti di camion si inerpicano a 1422 metri sopra il livello del mare. I camionisti che si cimenta- no con la Dalton Highway non sono però facili da spaventare. Questi eroi del ghiac- cio non arretrano davanti a nulla e spesso capita che corrano grandi pericoli per
sostenere i colleghi impegnati sulla stessa rotta. Insomma, la Alaska Route è, ancora oggi, il simbolo di un’età eroica del camionista, che altrove non esiste quasi più.

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